venerdì 19 agosto 2011

Oui, dégoût

Avevo un post semi-quasi pronto sul pranormale. Bastava dargli una sistemata e vi avrei deliziati con un estratto del mio sarcasmo. Eppure, ho trovato un'altra perla di cui parlare, ed è davvero (davvero davvero) più forte di me.

Purtroppo anche io ho faccialibro. Pochi giorni fa ho letto di qualcuno che sosteneva di aver visto Sanit Ange e lo aveva ritenuto un bel film (paragonandolo a perle ocme Silent Hill, The Orphanage e qualche altro tralaltro). Ebbene, io l'avevo già visto, sapevo che non mi era piaciuto, ma ho deciso di rivederlo per farmi un'idea più precisa. Adesso so che il mio cervello l'aveva eliminato dal database perchè è una cagata pazzesca.
Se qualcuno volesse godersi questo capolavoro di dissenteria è pregato di non proseguire, perchè sto per spoilerare ogni cosa. OGNI cosa.
Siete ancora qui?
Bene.

Siamo negli anni 50, sulle alpi francesi. Un vecchio orfanotrofio in cui va a lavorare una ragazza madre che cerca di nascondere la propria gravidanza. Non ci è dato di sapere se sia stata stuprata dai vecchi datori di lavoro, ma sappiamo essere stata picchiata ed aver subito violenze di vario genere. Ovviamente restano int re nell'orfanotrofio immenso: la ragazza madre, una vecchia e corpulenta domestica e una ragazza completamente fusa di testa che starà molto simpatica a tutti (se non altro perchè è matta ma non stupida).
Questo film parte già svantaggiato perchè è di produzione francese, mi dispiace dirlo ma i francesi gli horror non li sanno proprio fare. E da buon film francese, ci sono delle lunghe, lunghissime, immani, infinite scene silenziose sui primi piani. ODIO. Ecco cosa suscitano in me, povero piccolo telespettatore. Un primo piano della tipa che si abbraccia le spalle e fissa un punto, non fa salire in me la tensione, ma fa scendere le mie palle.
Insomma, in questo orfanotrofio ormai deserto ci sono delle entità paranormali che.. Non fanno un cazzo. Fondamentalmente si divertono di notte con i rubinetti e fanno sbattere qualche porta, oppure chiacchierano un po'.. Ma poi basta, non succede un cazzo. Dovrebbe fare paura? Hm... No.
Comunque.. La nostra protagonista, espressiva come un furetto morto essiccato al sole, decide che deve andare in fondo a questa faccenda e scoprire cos'è successo in quel'orfanotrofio. Come in ogni film con un cast composto dal 99% donne (escludiamo un fattorino che compare per circa 45 seconti in tutto), quelle che all'inizio sembravano aiutanti si rivelano essere antagoniste. Nella fattispecie la nostra amata vecchia cerca di impedire alla ragazza di scoprire cosa cazzo sia successo lì dentro. "La guerra, la guerra", dice.
A quanto pare li dentro sono morti più o meno 299 bambini arrivati subito dopo la guerra. Non si capisce di che cazzo sono morti, ma sono morti. E qui già ci aspettiamo che la protagonista trovi le tombe.. Ed invece no. Niente tombe. Niente scheletri. Niente ossicini, brandelli, piattole serpenti, nemmeno un maledetto ragno. Soltanto una mosca che si intravede durante una ripresa (c'è davvero, più o meno a 52.55, vi ci metto anche l'immagine, quel puntino nero sulla tetta)

e che l'attrice che fa la vecchia non si è scrollata. Resta il fatto che non mi spiego perchè la protagonista sia così decisa a rufolare e razzolare in tutto l'edificio.
E adesso veniamo a noi... Le case da horror.
Appuriamo una cosa: all'estero quando si compra un edificio non c'è una volta (MAI e dico MAI) che facciano il giro completo della casa prima di acquistarla. E soprattutto MAI che si facciano dare una stramaledetta piantina. Mano a mano che il film va avanti scopri botole, passaggi segreti, corridoi, stanze, doppifondi, scantinati, sottoscala... Tutto occultato così bene che a confronto Dedalo come architetto faceva proprio cagare.
Questo film da questo punto di vista è Epico.
La ragazza (quella con l'espressività del cadavere essiccato) stacca a mani nude delle piastrelle dal muro del bagno. Come se non bastasse, ancora a mani nude, inizia piano piano a disfare il muro dietro alle piastrelle come se fosse fatto di terra bagnata. E qui già di vengono dei dubbi sulla composizione di un così maestoso edificio.. Insomma, non c'è bisogno di essere ingegneri edili per farsi comparire un WTF sopra la testa.
Ma andiamo avanti. Sempre nel solito cesso c'è un grosso specchio sopra ai lavandini. Ammettiamo solo per un secondo che dietro allo specchio ci sia un'intera ala dell'edificio nascosta da quindici anni... Ma porca di quella puttana, tra lo specchio e le stanze, se è così di vitale importanza che restino chiuse, ci vuoi mettere un muro??
No.
Mi pare ovvio.
Per cui è sufficiente una torcia elettrica per frantumare lo specchio ed avere libero accesso all'ala dell'edificio chiusa. Allegramente coperta di polvere, una polvere che sembra fatta con la cenere di un caminetto. E la ragazza e la mattacchiona iniziano a girottolare per questo posto finchè.. Oh oh oh oh, la ragazza non trova un elevatore. Uno di quelli classici, un po' ascensore ed un po' montacarichi che fanno su e giù.
Dunque. Tu sei una ragazza di una ventin di anni.. Tu sei molto incinta ed hai già avuto problemi col bambino (se magari avesse evitato di tentare di abortire a cazzotti e di tenersi la pancia fasciata stretta sarebbe stato meglio), ti sei già fracassata reiterate volte cadendo a destra e a manca su dei cocci rotti.. Non sei particolarmente fortunata e scommetto che non hai fatto l'antitetanica. Quale idea geniale può venirti in mente se non quella di salire su quello stramaledetto coso e farti un viaggetto negli inferi?
Bene. Vuoi morire. Basta dirlo. Un colpo alla nuca e via..
Ma no, andiamo giù con quel coso nonostante persino la mattacchiona ti dica di non farlo...
E adesso analizziamo per bene la cosa.

Anni cinquanta. L'ascensore non è utilizzato dagli anni 40, ma è un modello a motore elettrico. Sono stati inventati nel 1880, per cui questo ci può stare. Però... C'è un però.
Facciamo rapidamente due conti. Diciamo che sia un'ascensore con una portata di 150 kg (considerando il periodo e l'inspiegabile utilizzo, oltre che le dimensioni). La velocità è stabile, questo è il vantaggio di questi ascensori ed il motivo per cui vennero così largametne usati. La teconlogia non era questo granchè per cui che velocità potrà mai aver raggiunto? Diciamo 50 cm al secondo, mi sembra una velocità vertiginosa per l'epoca considerato che funzionava a contrappesi, ma nel film garantisco che quell'ascensore va a tutta canna.
Beh.. Ho cronometrato, nella mia ossessivocompulsività 60 secondi esatti dal momento della partenza dell'ascensore all'arrivo. Da 1:14:06 a 1:15:06.
Tralasciando la pallosità della scena, facciamo due conti insieme..
Spazio= velocità per tempo, quindi v*t=s..
Quindi 0,5(v)*60(t)=30(s) ... metri... Trenta metri, ok.
Trenta metri??
La tipa è scesa di dieci piani sotto terra??
. . . . . .
Si.

Ok. Ci sono trenta metri di edificio nascosti sotto ai vostri piedi e nessuno sa che ci sono. C'è un'ala malamente murata (si fa per dire) dietro ad uno specchio in un cesso. Va bene. Basta saperlo.
Ma andiamo avanti.
Lei esce dall'ascensore e si ritrova in quello che sembra proprio un'ospedale psichiatrico. Ma voi, miei cari, avete già capito che quella non è altro che un'allucinazione.. Perchè? Ve lo faccio vedere subito perchè:.... avete mai visto un ospedale così candido e pulito?
Ecco, appunto.
Quindi, lei sta avendo un'allucinazione. E scopre che i bambini sono stati chiusi in questo ospedale, dove si presuppone siano anche morti, dato che lo infestano.. Solo che.. Non si sa che cazzo ci facessero. Non si sa se erano pazienti, se li usavano come esperimenti, non si sa NIENTE. E non si capisce perchè a un tratto lei si sdrai in mezzo ad un corridoio a gambe larghe per partorire ed i bambini-fantasma la aiutino a farlo.
Lei muore di parto, ovviamente, ed il bambino con lei, anche se non si vede. E la direttrice ed il fattorino (quello dei 45 secondi) la trovano in mezzo al corridoio..
Quello che mi ha lasciato a bocca un po' più aperta, è il fatto che la direttrice guardi l'ascensore e dica "Che ci faceva qui?"... E non prendono l'ascensore per tornare su.. Il che significa che...
Ci sono le scale! D:

Scena finale in cui vediamo la mattacchiona che vede i fantasmi dei bambini, e della ragazza che allatta, ma questa era più che scontata.
Bene.
Anche questa cagata è fatta.

lunedì 15 agosto 2011

Orabrush!

Io volevo proprio, volevo tanto scrivere un post serio. Solo ceh cercando una musica che mi facesse da degna colonna sonora per l'argomento (che avevo anche già trovato), mi sono imbattuto in questo:

http://youtu.be/nFeb6YBftHE


mercoledì 27 luglio 2011

A quanto sembra non solo io ho avuto questa idea.

http://youtu.be/w0aR6thF8Y8

Tratto dal canale http://www.youtube.com/user/thejackall

martedì 19 luglio 2011

Due parole

American Beauty







Accantoniamo per un momento le prese per il culo assortite che si possono fare a questo film (vedi il monologo sul cazzo di sacchetto volante.. "E' solo una dannata cartaccia che vola").
Consiglio di guardarlo. Un ora e mezza del vostro tempo sprecata in qualcosa di buono.
Oh, toh vah.. Mi è venuta un'idea per qualche post futuro. Parlare di film.. Magari un po' meglio di come sto facendo adesso, ma è tardi. E' stata una giornata con svariati colpi di scena ed un quasi infarto del sottoscritto.
non è che stia cercando di giustificarmi per la scarsezza di questo post, ma se non mi giustificate andate pure a farvi fottere da un triceratopo con ogni corno che ha addosso.
Con amore e dedizione,
Ometeotl

domenica 17 luglio 2011

Conflitti domestici in reparti gastronomici

Non era così che dovevano andare le cose.
Lo pensi spesso, sempre più spesso.
Incolpi dei fantomatici sabotatori.
Maledetti, è sempre colpa loro, mi mettono i bastoni tra le ruote.
Sweet dreams are made of this...
E poi ti ritrovi a guardare il barattolo di olive appoggiato sul ripiano della cucina.
Solo che lui non ti guarda. Nah.. Lui ha l'etichetta altrove.
Fa il suoperiore, lui, voltato a tre quarti. Fissa il ventilatore o il barattolo di funghi.
Non l'ho ancora capito.
Ma mi urta questa cosa che non mi stia guardando, sarà che nemmeno il condipasta è girato verso di me. E non mi pare di essere stato scorretto con loro, vorrei capire cosa ho fatto.
La caffettiera non è schierata dalla parte di nessuno, ha la faccia al muro. Le gireranno le valvole.
Gli unici che sembrano darmi sostegno, sono il barattolo di sottaceti, il bricco di tavernello bianco, la bottiglia vuota di limoncello ed il sapone per le mani.
Ecco, loro mi guardano, sembra quasi che mi sorveglino bonariamente.

lunedì 11 luglio 2011

Quando le parole vengono fuori da sole, fanno paura

"Non mi guarda nemmeno in faccia mentre mi parla. Se ne sta li con il suo completo blu e la cravatta a cappio, naso infilato elegantemente tra i fogli. Mi dice di non preoccuparmi e per ricordarsi il mio nome va a rileggere la prima pagina del mio dossier.
Non ho mai capito il senso di chiamare questi incontri “colloqui”, quando è soltanto lui a parlare. Lui e la sua ventiquattrore da 300$. Lui che ha finito il college da troppo tempo per considerare una sfida un caso come il mio. Lui che sa perfettamente che è il primo a non credere alla mia innocenza, ma che è pagato per convincere tutto il mondo che sono un angioletto.
Un capro espiatorio.
Mi dice che mi farà testimoniare.
Io lo guardo in silenzio, attraverso le sue lenti a contatto che gli sgranano gli occhi.
Mi dice che ne uscirò pulito, che alla peggio giocheremo la carta del raptus.
Gli fisso le unghie pulite e limate, chiedendomi da quando la mia vita si è ridotta ad un paio di mani di poker.
Mi dice che dovrò mostrarmi sconvolto in aula, di fronte alla giuria.
Che la mia giovane età e la mia storia, recitate a dovere, li sconvolgeranno, li commuoveranno.
Altaleno tra il Rolex che strizza il suo polso tozzo, alle manette che segano i miei.
Sfodera una penna di metallo, svita il tappo e si arma di fogli.
Legge di nuovo il mio nome sul fascicolo, guarda negli occhi la mia foto segnaletica e mi chiede di ricostruire insieme i fatti, lentamente.
La verità è che io volevo ucciderla. Volevo conficcare quel cacciavite in quel collo morbido, volevo tapparle la bocca, fermare il suo incessante bla bla bla.
La verità è che non ho sentito niente fissandola negli occhi mentre rantolava, cercando di colpirmi.
La verità, è che ho baciato quelle labbra ancora tiepide con una soddisfazione che non ho mai immaginato di poter provare.. Finalmente ferme, finalmente zitta.
La verità, è che i suoi occhi non mi sono mai sembrati tanto belli quanto quel momento, con il riflesso scuro del suo sangue che si allarga sotto alla sua schiena. Era perfetto. Immobile e zitta, con l’aria ancora sorpresa, vagamente irritata, ma in silenzio.
Se non fosse stato per quel pezzo di manico di plastica rossa che le spuntava da sotto all’orecchio, sarebbe stata magnifica.
La verità, è che non ho bisogno di ricostruire niente, perché è lui che mi mette le parole in bocca.
Lo chiama clima familiare difficile.
Lo chiama stress.
Lo chiama raptus.
Lo chiama incidente.
Chiama il mio silenzio, la mia inespressività, shock post traumatico.
Mi dice che sono emotivamente distrutto.
Che ho pianto a lungo durante il nostro colloquio.
La sua penna scorre sui fogli lasciandosi dietro una scia regolare di inchiostro.
Lo psichiatra del carcere direbbe che quella è la calligrafia di una persona equilibrata, che le sue maiuscole tradiscono un po’ di egocentrismo, ma che la continuità delle sue lettere ci fa capire quanto sia accurato, affidabile e sicuro di sé.
Lo psichiatra del carcere è un altro che dopo tutti gli anni delle solite storie, ci considera un branco di inutili bastardi matti,ma che è pagato per scovare i traumi della nostra, della mia infanzia.
E di dare un senso a quello che alla giuria verrà definito come un raptus.
L’avvocato alza gli occhi dai fogli, per un istante sembra che voglia guardarmi in faccia.
Ed invece mi supera, controllando l’orologio a muro appeso sopra la mia testa.
Che persona equilibrata.
Ha un Rolex ma non lo ostenta.
E soprattutto, non mi guarda in faccia.
Guarda i suoi fogli, i suoi appunti, la sua versione della mia storia.
Mi dice pacatamente che per oggi basta così.
Mi dice che sto andando bene.
Riavvita il tappo alla sua penna, e dice che avremo un altro colloquio tra due giorni.
Mette in ordine i fogli nella ventiquattrore, controllando ancora una volta il mio nome prima di ripeterlo, per rassicurarmi ancora una volta. Non preoccuparmi. Tenere duro.
E’ infilandosi di nuovo il suo doppiopetto nero in lana cotta, che dice alla guardia che abbiamo finito.
E’ fissando il Rolex che esce e mi saluta, sbagliando il mio nome.
E’ dopo un’ora precisa del suo monologo, che sto immaginando la sua penna di metallo col tappo a vite, conficcata a fondo nel suo palato."

Scrivo tutto d'un fiato, interrotto solamente una volta, quando la barista mi si accosta e mi chiede [Hei, scrivi le tue memorie?] ....
Beh, no.
O non ancora?

Mehehehehe

domenica 12 giugno 2011

Lo ammetto

Ho cambiato la grafica.
Non so se questa mi piace più di quella di prima.. ma so che mi sono sbattuto troppo per non lasciarla almeno per un po'.
E' capace che tra una settimana torno sfondo nero e scritte sul rosso-bianco.
I tre colori top. Boh, non lo so, mi piacciono.

Torno ora da un uscita, dopo due mesi di semi-reclusione in casa.
Di nuovo tra amici, di nuovo qualche bevuta.

Non mi ricordo più cosa volevo scrivere, mi era venuta un'idea geniale con un gioco di parole...
La verità è che ho sonno.
Che sono a dormire a casa perchè dovevo farlo..
Il gatto ha mangiato ed è soddisfatta, non mi cagherà più. Anzi, adesso mi sta già occupando il letto.
Voglio cambiarmi il piercinf, dannazione... Me lo sto sbattendo nei denti continuamente, i llabbro non mi si è mai gonfiato e nonostante tutto ho ancora quello lungo... E' solo che è troppo lungo.
Ci metterò un cerchietto appena sarò cicatrizzato.
Ok, basta, mi si chiudono gli occhi..
Vado a lavarmi i denti e se non crollo nel lavandino mi metto a letto.
Mi tornerà in mente di cosa volevo parlare.
Forse.
Magari.
Spero.

Buonanotte.

lunedì 6 giugno 2011

La minaccia della speranza

Mi sovviene che qualche giorno fa, quando ho detto
"Vado a fumare una cicca"
mi hanno risposto
"Spero per te tabacco e non merda prefatta.."

....

Piantatela di sperare per me, suona come una minaccia!

"Spero per te che non... "
"Spero per te che.."

Io inizio frasi così solo se ho lo sguardo killer.
Ok, io ho sempre lo sguardo killer...
Beh, spero per voi che la cosa non vi disturbi!

....
Visto?
Ho sempre ragione.